La questione del diritto in Italia
 

posso fare causa alla clinica psichiatrica?

pedro 7 Mag 2017 19:38
Mio fratello qualche anno fa si e' fatto un mese in clinica psichiatrica
per l'aggravarsi di una depressione. Successivamente si e' fatto seguire
per oltre un anno da uno psichiatra, sempre in contatto con la clinica,
come terapia di sostegno, cambiando molti farmaci perche' nessuno lo
faceva stare meglio. In quel periodo, e secondo me non e' un caso, si e'
messo a giocare in borsa con strumenti molto rischiosi, dilapidando in 2
anni di alti e (soprattutto) bassi tutti i soldi che aveva, parliamo di
cifre importanti.
Spiego meglio: prima di entrare in clinica per anni ha seguito i miei
consigli, investendo in strumenti tranquilli e a lungo termine. Poi si
e' messo a speculare con decine di ordini al giorno sui cosiddetti derivati.
E solo alla fine ha ammesso di aver perso tutto. Quando gli chiedevo
come andassero gli investimenti glissava o sdrammatizzava, pensavo
avesse la situazione sotto controllo o comunque che le perdite fossero
limitate. Forse avrei dovuto approfondire, un po' in colpa mi sento.
Io vorrei capire: la clinica o lo psichiatra poi non avevano il dovere
di avvisare i familiari conviventi di una condizione di fragilita' che
andava monitorata, arrivando eventualmente a una interdizione temporanea
per evitare di farsi del male?
Una persona in quelle condizioni, se avesse chiesto il porto d'armi, gli
sarebbe stato negato. Giustamente. Pero' ha piena facolta' di
distruggere un patrimonio?
Secondo voi ci sono gli estremi per agire in giudizio?
=Catrame= 7 Mag 2017 21:01
Addì 07/05/2017 , su it.diritto - it.diritto , l'utente *pedro* ( d@p.r
) ha scritto :

> Mio fratello qualche anno fa si e' fatto un mese in clinica psichiatrica per
> l'aggravarsi di una depressione. Successivamente si e' fatto seguire per
> oltre un anno da uno psichiatra, sempre in contatto con la clinica, come
> terapia di sostegno, cambiando molti farmaci perche' nessuno lo faceva stare
> meglio. In quel periodo, e secondo me non e' un caso, si e' messo a giocare
> in borsa con strumenti molto rischiosi, dilapidando in 2 anni di alti e
> (soprattutto) bassi tutti i soldi che aveva, parliamo di cifre importanti.
> Spiego meglio: prima di entrare in clinica per anni ha seguito i miei
> consigli, investendo in strumenti tranquilli e a lungo termine. Poi si e'
> messo a speculare con decine di ordini al giorno sui cosiddetti derivati.
> E solo alla fine ha ammesso di aver perso tutto. Quando gli chiedevo come
> andassero gli investimenti glissava o sdrammatizzava, pensavo avesse la
> situazione sotto controllo o comunque che le perdite fossero limitate. Forse
> avrei dovuto approfondire, un po' in colpa mi sento.
> Io vorrei capire: la clinica o lo psichiatra poi non avevano il dovere di
> avvisare i familiari conviventi di una condizione di fragilita' che andava
> monitorata, arrivando eventualmente a una interdizione temporanea per evitare
> di farsi del male?
> Una persona in quelle condizioni, se avesse chiesto il porto d'armi, gli
> sarebbe stato negato. Giustamente. Pero' ha piena facolta' di distruggere un
> patrimonio?
> Secondo voi ci sono gli estremi per agire in giudizio?

no

--
Tra il rosso ed il nero,
vince sempre lo zero.
pedro 9 Mag 2017 08:58
Il 07/05/2017 21:01, =Catrame= ha scritto:

> no

Bene, anzi no, male ma... sei avvocato?
Magari una mezza riga a supporto?
Jamie 9 Mag 2017 14:54
On 07/05/2017 19:38, pedro wrote:

> E solo alla fine ha ammesso di aver perso tutto. Quando gli chiedevo
> come andassero gli investimenti glissava o sdrammatizzava, pensavo
> avesse la situazione sotto controllo o comunque che le perdite fossero
> limitate. Forse avrei dovuto approfondire, un po' in colpa mi sento.
> Io vorrei capire: la clinica o lo psichiatra poi non avevano il dovere
> di avvisare i familiari conviventi di una condizione di fragilita' che
> andava monitorata, arrivando eventualmente a una interdizione temporanea
> per evitare di farsi del male?
> Una persona in quelle condizioni, se avesse chiesto il porto d'armi, gli
> sarebbe stato negato. Giustamente. Pero' ha piena facolta' di
> distruggere un patrimonio?
> Secondo voi ci sono gli estremi per agire in giudizio?

Non sono avvocato, ma dimostrare il rapporto causa-effetto in questo
caso beh, la vedo molto dura. Ti conviene sentire prima di un avvocato
uno psichiatra esterno alla clinica, perché comunque avrai bisogno di un
suo parere prima di agiro.
_merlinO_ 16 Mag 2017 17:22
pedro <d@p.r> ha scritto:

> Mio fratello qualche anno fa si e' fatto un mese in clinica
psichiatrica
> per l'aggravarsi di una depressione. Successivamente si e' fatto
seguire
> per oltre un anno da uno psichiatra, sempre in contatto con la clinica,
> come terapia di sostegno, cambiando molti farmaci perche' nessuno lo
> faceva stare meglio. In quel periodo, e secondo me non e' un caso, si
e'
> messo a giocare in borsa con strumenti molto rischiosi, dilapidando in
2
> anni di alti e (soprattutto) bassi tutti i soldi che aveva, parliamo di
> cifre importanti.
> Spiego meglio: prima di entrare in clinica per anni ha seguito i miei
> consigli, investendo in strumenti tranquilli e a lungo termine. Poi si
> e' messo a speculare con decine di ordini al giorno sui cosiddetti
derivati.
> E solo alla fine ha ammesso di aver perso tutto. Quando gli chiedevo
> come andassero gli investimenti glissava o sdrammatizzava, pensavo
> avesse la situazione sotto controllo o comunque che le perdite fossero
> limitate. Forse avrei dovuto approfondire, un po' in colpa mi sento.
> Io vorrei capire: la clinica o lo psichiatra poi non avevano il dovere
> di avvisare i familiari conviventi di una condizione di fragilita' che
> andava monitorata, arrivando eventualmente a una interdizione
temporanea
> per evitare di farsi del male?
> Una persona in quelle condizioni, se avesse chiesto il porto d'armi,
gli
> sarebbe stato negato. Giustamente. Pero' ha piena facolta' di
> distruggere un patrimonio?
> Secondo voi ci sono gli estremi per agire in giudizio?

E' stato dimostrato che alcuni farmaci (nel link per il Parkinson
http://www.unimi.it/ateneo/comunicati/62985.htm) inducono il vizio del
gioco. Gli avessero prescritto una terapia con effetti collaterali
simili, un margine ci sarebbe. Ovviamente la causa andrebbe condotta da
un super avvocato.
MSV 17 Mag 2017 10:54
Il giorno martedì 16 maggio 2017 17:22:55 UTC+2, _merlinO_ ha scritto:
> pedro <d@p.r> ha scritto:
>
>> Mio fratello qualche anno fa si e' fatto un mese in clinica
> psichiatrica
>> per l'aggravarsi di una depressione. Successivamente si e' fatto
> seguire
>> per oltre un anno da uno psichiatra, sempre in contatto con la clinica,
>> come terapia di sostegno, cambiando molti farmaci perche' nessuno lo
>> faceva stare meglio. In quel periodo, e secondo me non e' un caso, si
> e'
>> messo a giocare in borsa con strumenti molto rischiosi, dilapidando in
> 2
>> anni di alti e (soprattutto) bassi tutti i soldi che aveva, parliamo di
>> cifre importanti.
>> Spiego meglio: prima di entrare in clinica per anni ha seguito i miei
>> consigli, investendo in strumenti tranquilli e a lungo termine. Poi si
>> e' messo a speculare con decine di ordini al giorno sui cosiddetti
> derivati.
>> E solo alla fine ha ammesso di aver perso tutto. Quando gli chiedevo
>> come andassero gli investimenti glissava o sdrammatizzava, pensavo
>> avesse la situazione sotto controllo o comunque che le perdite fossero
>> limitate. Forse avrei dovuto approfondire, un po' in colpa mi sento.
>> Io vorrei capire: la clinica o lo psichiatra poi non avevano il dovere
>> di avvisare i familiari conviventi di una condizione di fragilita' che
>> andava monitorata, arrivando eventualmente a una interdizione
> temporanea
>> per evitare di farsi del male?
>> Una persona in quelle condizioni, se avesse chiesto il porto d'armi,
> gli
>> sarebbe stato negato. Giustamente. Pero' ha piena facolta' di
>> distruggere un patrimonio?
>> Secondo voi ci sono gli estremi per agire in giudizio?
>
> E' stato dimostrato che alcuni farmaci (nel link per il Parkinson
> http://www.unimi.it/ateneo/comunicati/62985.htm) inducono il vizio del
> gioco. Gli avessero prescritto una terapia con effetti collaterali
> simili, un margine ci sarebbe. Ovviamente la causa andrebbe condotta da
> un super avvocato.

E' vero, è una questione che comincia ad avere basi scientifiche serie. Sono un
po' effetti collaterali di certi farmaci. Uno potrebbe argomentare che il
paziente ( o i suo familiari) dovrebbero essere avvisati circa i possibili
effetti collaterali di tipo comprtamentale e questo è un dovere della clinica o
del medico. Poi certo bisogna vedere nel dettaglio quali sono i farmaci ecc e la
cosa non sarebbe facile, ma non si tratta di un nesso così improbabile come
sembra a prima vista.
Liberator 21 Mag 2017 10:39
Il 09/05/2017 08:58, pedro ha scritto:
> Il 07/05/2017 21:01, =Catrame= ha scritto:
>
>> no
>
> Bene, anzi no, male ma... sei avvocato?
> Magari una mezza riga a supporto?


non sono avvocato ma la vedo molto dura

anche semplicemente perchè per legge e per deontologia professionale il
medico NON PUO' in alcun modo riferire nulla ai familiari di un paziente
maggiorenne e in grado di intendere e volere, senza l'esplicito consenso
del paziente stesso.

e mi sembra difficile dimostrare che una depressione abbia portato ad
una evidente ed incontestabile incapacità di intendere e volere.

mi spiace per quanto accaduto, :-( ma non vedo colpe eclatanti da parte
dello psichiatra, l'ideale sarebbe stato interessarsi dui più alla
questione a suo tempo.

tra l'altro ci sono persone sanissime che dilapidano patrimoni in borsa.

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